Come funziona il filtro di Facebook per scegliere i contenuti da mostrarci, e come ne risentono i nostri status

Tra Luglio ed Agosto 2014, sono stati pubblicati i risultati di due esperimenti, uno tecnico e uno sociologico, condotti su Facebook. Il primo, perfettamente riproducibile ma condotto soltanto su un profilo di prova, è più un’osservazione interessante che un esperimento vero e proprio. Il secondo, invece, è uno studio con tutti i crismi, che soddisfa i vincoli di riproducibilità e ampiezza del campione.

  1. Esperimento tecnico: come Facebook sceglie i contenuti da mostrare nella home
  2. Esperimento sociologico: come i nostri status vengono influenzati dagli status altrui
  3. Giocare con il filtro di Facebook

 

1. Esperimento tecnico: come Facebook sceglie i contenuti da mostrare nella home

Come tutti quanti si saranno accorti, Facebook opera un filtraggio piuttosto massiccio sui contenuti che possono esserci potenzialmente mostrati. E’ un’operazione piuttosto recente: infatti, quando creai il mio profilo, nella primavera del 2011, mi venivano ancora proposti integralmente tutti i post dei miei amici e delle pagine che mi piacevano, a meno di filtrarle manualmente.

Con il desiderio di semplificare sempre di più l’interazione con l’utente, pian piano Facebook ha introdotto meccanismi automatici di filtraggio, basati su ciò che il sito riesce a capire riguardo i gusti dell’utente. Tra l’altro, contrariamente a quanto credono in molti, il fatto di passare dalla modalità “Notizie principali” a quella “Più recenti” NON DISATTIVA il filtro. Semplicemente, modifica l’ordine in cui vengono presentati i contenuti già filtrati.

Come fa Facebook a intuire i nostri gusti? Ovviamente, lo fa analizzando le nostre interazioni, cioè i “Mi piace”, le condivisioni e i commenti. Con questo esperimento, diventano un po’ più chiari i criteri di analisi delle interazioni. In particolare, viene mostrato come la selezione che viene fatta su Facebook web sia diversa da quella che viene fatta su Facebook mobile. A quanto pare, infatti, la versione mobile è ritenuta molto più remunerativa, quindi contiene molti più link sponsorizzati e molti più contenuti di aziende alla cui pagina abbiamo messo “Mi piace”.

A questo punto, però, basta con le presentazioni. Eccovi il procedimento dettagliato e risultati dello studio: http://dailystorm.it/2014/08/14/l-esperimento-facebook-accade-se-mettete-mi-piace-tutto/

 

2. Esperimento sociologico: come i nostri status vengono influenzati dagli status altrui

Si dice che pubblicare aspetti della nostra vita privata sia dovuto, in modo più o meno inconscio, alla necessità di soddisfare una certa dose di narcisismo e alla necessità di generare approvazione (o invidia). Ironia e commenti più o meno seri su “quanto sembri bella la vita altrui, su Facebook” sono all’ordine del giorno.

Pensandoci un attimo, però, in questo ambito, non ci sono molte differenze tra Facebook e vita reale. Anche nella vita reale, ci sono differenze e, soprattutto, omissioni sostanziali tra ciò che accade e ciò che raccontiamo. Inoltre, se ci viene raccontata una vicenda a lieto fine, il fatto che essa ci susciti gioia o invidia dipende da noi e dal rapporto che abbiamo con il protagonista della vicenda. Non faccio molta fatica ad immaginare che la stessa dinamica si riproponga su Facebook.

Di conseguenza, fare studi sul fatto che certi contenuti suscitino invidia o approvazione lascerebbe il tempo che trova. Molto più interessante, invece, studiare qualcosa di più tangibile, cioè la quantità di reazioni osservabili, tralasciando per un attimo il sentimento che le genera. Quando si ragiona sui grandi numeri, infatti, soprattutto quando c’è un discorso economico alla base, l’azione indotta (eventualmente remunerativa) è molto più importante del sentimento con cui viene compiuta.

Il risultato di questo esperimento (perché, lo ricordo, è un esperimento con tutti i crismi) evidenzia che le reazioni della nostra audience sono molto più orientate all’empatia che al contrasto. Sottoporre gli utenti a status con sentimenti positivi indurrà quegli utenti a pubblicare status positivi, e viceversa.

Facebook stessa ha condotto questo esperimento, selezionando dei profili e modificando, solo e soltanto per loro, il meccanismo di selezione dei contenuti da mostrare (operazione pienamente permessa dai Termini e Condizioni di Facebook). I risultati sono tra l’affascinante e l’inquietante: http://dailystorm.it/2014/07/05/lesperimento-di-facebook-emozioni-contagiose-e-utenti-ingenui/

 

3. Giocare con il filtro di Facebook

L’aspetto interessante dei meccanismi proposti è che possiamo giocarci noi stessi. Con un’estensione di Chrome, FB Mood Manipulator, che si poggia sullo stesso meccanismo di filtraggio di Facebook, possiamo impostare un “mood” finto e sperimentare i comportamenti del servizio: http://dailystorm.it/2014/07/26/facebook-mood-manipulator-decidi-tu-lumore-tuo-news-feed/

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