Una panoramica su Stop Vivisection

Questo post vuole essere solo una breve introduzione all’articolo L’Inganno di STOP VIVISECTION #stopstopvivisection (http://difesasperimentazioneanimale.wordpress.com/2013/10/15/linganno-di-stop-vivisection-stopstopvivisection/)

Io non sono animalista, quindi l’iniziativa Stop Vivisection mi preoccupa dal punto di vista scientifico (aspetto coperto nella prima parte dell’articolo linkato).

Di contro, anche gli animalisti dovrebbero guardare con molto sospetto questa campagna. Molti dei sostenitori sono produttori di cibo per animali carnivori, interessati alla riduzione di prezzo che subirebbero gli animali “da cibo” non appena la domanda di animali “da sperimentazione” venisse ridotta per effetto del provvedimento.

Inoltre, per coloro che se ne escono con trovate geniali tipo “sperimentiamo sui pedofili e sugli stupratori” e simili, a parte la cultura giuridica degna del ‘600 e dell’Inquisizione Spagnola, per la quale vi faccio i miei complimenti vivissimi, c’è un problema di ordine pratico: non c’è materiale umano sufficiente per mettere in piedi una popolazione sperimentale degna di questo nome.

C’è un problema numerico: fortunatamente, non ci sono abbastanza pedofili e stupratori in giro (basta fare un confronto tra numero di topi impiegati e numero di reati).

C’è un problema etico: le popolazioni sperimentali devono essere numerose, in modo da ripetere l’esperimento un numero sufficientemente alto di volte per abbassare il rischio di inefficacia/tossicità sotto una certa soglia. Quindi, tali “popolazioni umane da laboratorio” (potrei fermarmi qua, visto l’abominio scritto tra virgolette) andrebbero fatte riprodurre, e non voglio immaginare come. Inoltre, tali popolazioni, per essere sperimentalmente accettabili, devono presentare una variabilità genomica il più bassa possibile. In pratica, devono essere riprodotte tramite rapporti tra consanguinei. Inoltre, per testare la tossicità durante la gravidanza, il farmaco andrebbe testato sulle puerpere di tale “popolazione umana da laboratorio”.

C’è un problema temporale: per essere tempestiva, la sperimentazione deve avere dei tempi ragionevolmente rapidi. Il ciclo di vita di un essere umano è di 70/80 anni, quello di un topo è di 3. Visti i tempi e i numeri richiesti, nella maggior parte dei casi un ricercatore non sopravviverebbe al proprio esperimento e, per produrre una cura, sarebbe necessaria più di una generazione umana (un secolo e mezzo/due, in pratica).

E’ un articolo lungo, ma fa chiarezza sugli interessi economici in gioco e sulle conseguenze del provvedimento. Inoltre mette in luce il successo sorprendente della campagna in Italia. Nel nostro Paese, infatti, il numero di firme, autentiche e false, supera di dieci volte quelle del Paese secondo in classifica. E’ una lettura utile, sia per i non animalisti, affinché aumentino la propria cognizione di causa, sia per gli animalisti, affinché mitighino le pulsioni di empatia nei confronti degli animali con considerazioni pratiche sulle conseguenze disastrose nei confronti della ricerca farmacologica e dell’umanità in generale.

In ogni modo, buona lettura.
http://difesasperimentazioneanimale.wordpress.com/2013/10/15/linganno-di-stop-vivisection-stopstopvivisection/

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