Stop Vivisection, Stamina e la carenza di una formazione epistemologica diffusa

Il dibattito riguardo Stop Vivisection e Stamina, a cui mi sono interessato piuttosto di recente, mette in luce due carenze formative in larga parte dell’opinione pubblica.

La prima è più generica, e riguarda l’aspetto epistemologico. Il metodo scientifico, in teoria, viene insegnato in tutte le scuole. Inoltre, in tutti i licei dove si studia filosofia, viene affrontato il concetto dell’epistemologia: in questo ambito, vengono inquadrati tutti i filosofi che hanno, con tempo e fatica, formalizzato il metodo scientifico. Nonostante ciò, le persone che, sia in età adulta, sia in età scolare, hanno fatto proprio il concetto di come si costruisca un esperimento e come si validi una teoria sono veramente poche. Ancora di meno sono le persone che sono a proprio agio con i concetti di “ripetibilità dell’esperimento”, “peer review” e “condizioni a contorno”.
La seconda carenza è di natura probabilistica e statistica e, se vogliamo, è anche naturale che sia diffusa, visto che queste materie vengono insegnate con dettaglio sufficiente solo all’università. La probabilità e la statistica inferenziale sono le materie che “forniscono i numeri”, e che permettono di stabilire come e quanto vada ripetuto un esperimento. In questo caso, intervengono i concetti di “numero di osservazioni”, “identica distribuzione” e “livello di confidenza”. Per capirci, questa parte stabilisce i criteri che rendono accettabile l’ambiente in cui si effettuano le osservazioni e indica quante osservazioni vanno effettuate affinché si possa essere sufficientemente certi della non tossicità o non inefficacia di un trattamento.

Senza questa formazione alla base, è normale che manchi piena cognizione di causa sui numeri in gioco. E, senza questa cognizione di causa, è normale non avere idea di quanto costi e di quali siano i numeri dietro un esperimento. E’ altrettanto normale, quindi, non avere idea dello sforzo necessario a circoscrivere le condizioni di validità di un enunciato. Nel caso particolare di Stop Vivisection, ciò si traduce in non avere idea di cosa vuol dire, in pratica, sperimentare direttamente sull’uomo, e quali sono i numeri e i problemi etici in gioco.

Rimaniamo nell’ambito specifico di Stop Vivisection.
Se si prova empatia nei confronti degli animali, è normale desiderare che non finiscano in un laboratorio. La maggioranza di coloro che firmano contro la sperimentazione animale è composta proprio da persone caratterizzate da un sentimento di empatia. Purtroppo, se si arriva a firmare per Stop Vivisection solo sulla base di questa empatia, vuol dire che si è state vittime un ragionamento emotivo, spesso mascherato da ragionamento fintamente razionale, basato su una scarsa conoscenza dei numeri in gioco.
In questa maggioranza, si ritrovano persone di ogni tipo:

  • la persona civile, che firma di impulso, ma che ha la compiacenza di smettere di argomentare, quando si accorge di non conoscere abbastanza l’ambito;
  • la persona fastidiosamente disinformata, che insiste ad argomentare, come se fosse esperta, senza rendersi conto delle imprecisioni sparse nei suoi argomenti, praticamente impossibili da confutare una ad una. Questo è il caso tipico di chi perora l’argomento delle sperimentazioni in vitro che possono rimpiazzare al 100% la sperimentazione animale.
  • la persona demenzialmente complottista, di quelle che dicono che la sperimentazione animale conviene alle case farmaceutiche, quando invece questa, per loro, è un costo non da poco.

Se, poi, si diventa consci di quali sono le conseguenze di rinunciare alla sperimentazione animale, e si “toccano con mano” i numeri (e già qua si finisce in una minoranza), le strade sono due:

  • ci si accontenta del male minore, come hanno fatto le associazioni animaliste serie con l’accordo delle 3R;
  • si arriva a dire che si rinuncia al progresso, perché la vita di “n” persone non vale quella di animali usati per la sperimentazione.

Quest’ultima frangia è la più pericolosa, perché è composta da quell’animalismo militante, a tratti misantropico, che oscilla tra “non abbiamo il diritto di maltrattare animali per il nostro vantaggio” a cose tipo “gli animali sono esseri migliori degli uomini”. Qui si mischiano disinformazione a, invece, cognizione di causa accompagnata da idee aprioristiche sul rapporto tra noi e la natura. Tipicamente, a questa frangia appartengono gli attivisti, i vandali che fanno irruzione nelle strutture di allevamento e sperimentazione, nonché coloro che costituiscono la base di opinione per la proposizione di leggi.

Sia che si tratti di persone disinformate, sia che si tratti di attivisti, sono persone che mettono a repentaglio la salute della specie umana. Per questo motivo, il mio istinto di sopravvivenza mi porta a non sentire affatto il bisogno di essere tenero nei loro confronti.

Nel primo caso, mi viene da invitarle, anche con un certo vigore, a costruirsi una cognizione di causa prima di firmare o parlare. Questo è il motivo per cui ritengo i medici un avamposto di formazione scientifica del paziente, e non troverei affatto scandaloso se appendessero presso i loro studi/ambulatori un manifesto tipo quello in foto.

Perché, checché se ne dica, non tutte le opinioni hanno pari dignità. Il discrimine non è nel contenuto, ma nel percorso di con cui si sono formate. Non tutti i percorsi di formazione sono epistemologicamente sensati, quindi non tutti i risultati sono degni della stessa considerazione. Una formazione epistemologica degna di questo nome, se fosse diffusa, aiuterebbe parecchio e toglierebbe di mezzo un po’ di buonismo lì dove causa più danni che benefici.

Nel secondo caso, si tratta di persone che vanno rese inoffensive con la forza dei numeri. Nella pratica, si tratta di creare anticorpi culturali diffusi, per cui vengano immediatamente identificati come persone un po’ disadattate e un po’ disamorate del genere umano, e non venga data loro troppa attenzione.

Ora, una formazione del genere, che, ripeto, è soprattutto epistemologica, perché riguarda i fondamenti del metodo scientifico, dovrebbe essere già diffusa. Il motivo è che siamo in un Paese dove, per parecchi anni, la maturità scientifica è andata letteralmente “di moda”. Invece, è estremamente raro che la scuola formi a dovere. Spesso, per esperienza, non è nemmeno colpa della qualità dell’insegnamento; di solito, è colpa della qualità dello studio, troppo bassa per far tesoro di ciò che si sta apprendendo e costruire un’occasione di formazione.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...