Nessuna legge elettorale attualmente discussa garantisce una maggioranza. Del resto, non dovrebbe neanche essere pensata per quello scopo.

Girovagando su Termometro Politico, mi sono imbattuto in questo post: http://www.termometropolitico.it/38172_simulazione-del-risultato-elettorale-con-legge-maggioritaria-doppio-turno-voluta-dal-pd.html , in cui viene pubblicato uno slideshow illuminante che prevede quale sarebbe la ripartizione dei seggi, , alla luce dei risultati delle elezioni del 24 e 25 febbraio, in presenza di una legge elettorale con doppio turno a livello dei singoli collegi uninominali. Il metodo di analisi e le assunzioni effettuate riguardo lo spostamento dei voti durante il ballottaggio sono delineati chiaramente e, soprattutto, le ipotesi alla base sono molto ragionevoli.

Nessuna legge elettorale proposta come alternativa al Porcellum, a quanto pare, garantisce governabilità. Questo, in realtà, non deve sorprenderci. La democrazia è, per sua natura stessa, l’arte del compromesso. Governare con una maggioranza assoluta è, ovviamente, molto più facile ma, in assenza delle cautele necessarie da parte di chi opera, diventa facilmente “dittatura della maggioranza”.

Purtroppo, negli ultimi venti anni, ci siamo cullati nell’illusione che questo sia il sistema di governo per antonomasia. Questo è vero solo nelle realtà inerentemente bipolari. L’Italia, con buona pace dei bipolaristi, è ancora multipolare. Inoltre, a conti fatti, il bipolarismo calato dall’alto, che induce l’elettorato a votare qualcuno solo per non far vincere l’avversario (oppure, in caso di alternative infime, ad astenersi), è una delle cause della crisi di rappresentatività, insieme ad una classe politica di scarsa qualità.

Ora, dato per assunto che siamo multipolari, ha veramente senso affidarsi a sistemi con premi di maggioranza robusti, e sperare nell’autocensura degli uomini che compongono tale maggioranza? O forse dovremmo tornare a considerare i compromessi e i governi di minoranza come la normalità? Nonostante, durante la Prima Repubblica, la durata media dei nostri governi fosse sotto i dodici mesi, sento anche che il ritorno ad un ordine di idee secondo il quale una maggioranza non può applicare in toto la propria idea di Paese, per il semplice fatto che è costretta a negoziare con chi la pensa diversamente da lei, non sia un fatto così negativo. Anzi, potrebbe essere un avanzamento di civiltà, se non addirittura un RITORNO a livelli di cultura politica che non tocchiamo da tempo.

Inoltre, c’è anche un’altra temperie da scardinare. Non ha senso dibattere a posteriori sull’efficacia delle leggi elettorali ed indicare come migliori quelle che garantiscono la maggioranza. Con questo sistema, banalmente, le leggi migliori sono le “leggi truffa”, che garantiscono premi di maggioranza bulgari. L’unico criterio di valutazione deve essere la rappresentatività, possibilmente con un compromesso sensato tra la rappresentatività regionale e quella nazionale, unito ad un rapporto sensato tra seggi e dimensione del corpo elettorale. Poi, dato che siamo multipolari, l’assenza di una maggioranza assoluta sarà la normalità e la ricerca del compromesso a posteriori sarà la prassi, con buona pace di chi vuole sapere “già prima delle elezioni” che direzione prenderà il Paese in caso di vittoria di una forza politica. Del resto, partendo dall’assunto che l’arte di governare e produrre una sintesi verso l’alto di tutte le istanze è difficilissima e degna di pochi statisti, quel “bisogno di semplicità e di conoscenza a priori” di cui sopra, più che ad una necessità di chiarezza, secondo me deriva da una forma di pigrizia mentale e dal desiderio di evitare di imbarcarsi in uno sforzo di tolleranza e compromesso.

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Una risposta a Nessuna legge elettorale attualmente discussa garantisce una maggioranza. Del resto, non dovrebbe neanche essere pensata per quello scopo.

  1. Sir ha detto:

    il ragionamento non fa una piega: credo cmq che l’ostilità verso il compromesso sia enormemente influenzata da quello che è stato e quello che tutt’oggi è il berlusconismo.

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