Jorge Bergoglio e l’ombra del governo militare

tradotto dall’articolo originale pubblicato su BBC Mundo.

La nomina di Jorge Mario Bergoglio al soglio pontificio ha ravvivato la polemica sulle sue azioni durante il regime militare argentino (1976 – 1983)

Così come avvenne nel 2005 con Benedetto XVI, al quale si rinfacciò l’appartenenza alla Gioventù Hiltleriana, anche stavolta, con l’elezione di Papa Francesco I, rispuntano le critiche di coloro che lo accusano di non aver aver fatto abbastanza per opporsi al regime militare. 

Di contro, nelle dichiarazioni rilasciate a BBC Mundo, il premio Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel, connazionale del Sommo Pontefice, ha difeso la condotta del Papa durante gli anni del regime militare in Argentina, affermando che “non ha avuto legami con la dittatura”.

Come afferma da Buenos Aires la giornalista di BBC Mundo Veronica Smink, le accuse contro Bergoglio, dovute alla sua connivenza con il governo de facto guidato inizialmente dal generale Jorge Videla, hanno acquisito forza quando il quotidiano argentino Página 12, nel 2010, ha pubblicato un dossier, in cui lo si accusava di aver collaborato con le autorità dell’epoca.

Il giornalista Horacio Verbitsky – ricorda Smink – ha raccolto le testimonianze di varie persone, le quali affermavano che Bergoglio, nel periodo in cui ricoprì la carica di Superiore della Congregazione Gesuita in Argentina, aveva sospeso ogni forma di protezione nei confronti di due sacerdoti del suo ordine, impegnati in attività socialmente utili nei quartieri problematici di Buenos Aires.

I due religiosi – Orlando Yorio e Francisco Jalics – furono arrestati nel Maggio del 1976 e rimasero in carcere per cinque mesi presso l’Escuela Mecánica de la Armada (ESMA) prima di essere rilasciati.

Nel suo libro autobiografico “Il Gesuita”, pubblicato nel 2010, Bergoglio respinge le accuse, dicendo: “Vista l’età che avevo, nonché visti gli scarsi rapporti con gli uomini di potere, ho fatto il meglio che potevo per difendere le persone sequestrate”.

Inoltre, aggiunge che, fino a quel momento, non aveva risposto alle imputazioni “né per fare il gioco di qualcuno, né perché aveva qualcosa da nascondere”.

Testimone in parecchi processi

Nel 2010, l’attuale Papa Francesco I ha testimoniato dal suo ufficio nel processo sul sequestro dei due sacerdoti. Nelle sue dichiarazioni, Bergoglio ha affermato che si era incontrato con il generale Videla e con il suo numero due, l’Ammiraglio Emilio Massera, per chiedere la libertà dei due preti.

Questo, però, non è l’unico caso collegato al Pontefice.

Bergoglio è stato chiamato a testimoniare anche nel caso di Elena de la Cuadra, figlia di uno dei cofondatori delle Nonne di Plaza de Mayo, scomparso quando lei era incinta.

A quanto pare, la famiglia di De la Cuadra contattò Bergoglio in varie occasioni per via epistolare, chiedendogli di intercedere per la vita della ragazza.

L’attuale Sommo Pontefice è stato coinvolto anche all’interno di un processo penale, tenuto in Francia, per il sequestro e il successivo omicidio del sacerdote Gabriel Longueville, di origini francesi, avvenuto nel 1976 nella provincia di La Rioja.

Però, nonostante il suo ruolo di testimone in questo processo, come ricorda la nostra collega Veronica Smink, la giustizia argentina non ha mai presentato un’accusa contro Bergoglio.

Al contrario, i difensori del Papa sostengono che il nuovo vescovo di Roma nascose e salvò dall’esilio varie persone perseguitate dal regime.

“Non ho avuto legami con la dittatura”

Secondo il premio Nobel per la pace, nonché attivista per i diritti umani, Adolfo Pérez Esquivel, Bergoglio “non ha avuto legami con la dittatura”.

“Ci sono stati vescovi che sono stati complici, ma non Bergoglio”, ha affermato Pérez Esquivel nell’intervista con BBC Mundo.

“A Bergoglio viene rinfacciato che, nella sua posizione di Superiore della Congregazione dei Gesuiti, non ha fatto abbastanza per far scarcerare due sacerdoti. Di contro, so di persona che molti vescovi hanno richiesto alla giunta militare la liberazione di prigionieri e sacerdoti, e che questa non veniva concessa. Veniva risposto di sì, ma poi, nei fatti, non venivano liberati.”

Pérez Esquivel, che ha ricevuto il premio Nobel nel 1980 per il suo lavoro in difesa dei diritti umani in America Latina, riconosce che, durante il governo militare: “molti vescovi mantennero un atteggiamento passivo” e “la gerarchia ecclesiastica, in molti casi, assistette in silenzio”.

“Se la Conferenza Episcopale fosse rimasta unita e avesse avuto un’unica voce, avrebbe avuto forza sufficiente per salvare un maggior numero di vite. Purtroppo, in Argentina, non è accaduto.”

In ogni caso, Pérez Esquivel ricorda che molti religiosi “si adoperarono in silenzio per liberare il maggior numero possibile di prigionieri”.

“Molti sacerdoti e molte religiose furono perseguiti, incarcerati e torturati. La persecuzione avveniva in tutti gli strati sociali. Non accadeva solo ai religiosi, ma anche ai laici che partecipavano alla vita delle loro comunità e delle loro parrocchie: furono rapiti e fatti sparire”.

In conclusione, non rimane altro che vedere il modo in cui questa polemica influenzerà il lavoro del nuovo Papa, che ha davanti a sé il compito arduo di ripulire l’immagine della Chiesa Cattolica dopo gli scandali di pedofilia, nonché quello di mettere fine al crollo del numero di fedeli, che sta avvenendo in molte parti del mondo.

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2 risposte a Jorge Bergoglio e l’ombra del governo militare

  1. Giorgio Vacca ha detto:

    molto interessante, le circostanze in cui ha agito in argentina non devono esser state semplici, istintivamente mi sembra una persona positiva, vedremo

    Date: Thu, 14 Mar 2013 17:42:11 +0000 To: giorgiovacca@hotmail.it

  2. mastrotux ha detto:

    Guarda, l’articolo è quasi una “risposta” a questi due:
    Il Manifesto: http://www.fisicamente.net/SCI_FED/index-1069.htm
    Il Fatto Quotidiano: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/13/nuovo-papa-bergoglio-dittatura-argentina-e-ombre-sul-passato/529595/
    soprattutto per quanto riguarda la vicenda dei due preti. In questi due, le accuse riguardo a quella vicenda sono molto precise. Quest’altro articolo, invece, per bocca del premio Nobel per la Pace, le ridimensiona un po’. Anche se, c’è da dire, non controbatte sul merito.

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