20 Ottobre 2009 – Riflessioni sulle proteste studentesche in Iran e sulle “rivoluzioni colorate” in Ucraina e Georgia

Ciao a tutti,
questa mail è una delle più impegnative e più sconvolgenti che abbia mai preparato e scritto. Mi rendo conto che “sconvolgente” è una parola abusata dai mass media: di contro, questa mail vi aiuterà ad apprezzare la forza di questa parola. Infatti, è la parola che descrive meglio la sensazione provata dopo aver letto i documenti che sto per proporvi. Preparatevi, dunque, allo scombussolamento che proverete, una volta che avrete scoperto, come me, quanto conosciamo poco il mondo e quanto è distorta l’informazione che ci viene propinata: chi ha visto Matrix (il film :-D), probabilmente, si sentirà prigioniero di un sistema di disinformazione che ha poco da invidiare a quanto descritto in quell’opera. Se avete fame di informazione, oppure avete una serata in cui c’è poco da fare, o siete incappati in un pomeriggio in cui avete poca voglia di studiare, ecco un modo per tradurre il vostro desiderio di conoscenza, oppure la serata mesta, oppure la lontananza dai libri, in qualcosa di positivo per il nostro status di persone informate.

Ma andiamo con ordine.
Tutto inizia leggendo un articolo da un blog che frequento di solito (http://informazionescorretta.blogspot.com). L’articolo tratta, principalmente, dell’attentato suicida che qualche giorno fa ha provocato la morte di diverse figure di spicco dell’esercito iraniano. Il post, inoltre, analizza altre due vicende che si sono sviluppate nell’ultimo fine settimana:

  • una delibera ONU, che accusa Israele di aver compiuto crimini di guerra durante la massiccia offensiva contro Gaza, portata avanti un anno fa circa;
  • un’offensiva dell’esercito pakistano contro le roccaforti dei Talebani in sud Waziristan, regione al confine con l’Afghanistan.

Link all’articolo: http://informazionescorretta.blogspot.com/2009/10/attentato-in-iran-colpiti-ufficiali.html

In quest’articolo si cita la nozione di Balcani Globali. Questo termine è stato coniato da uno stratega polacco, al servizio degli Stati Uniti dalla presidenza Carter in poi: Zbigniew Brzezinski. Il prossimo post, citato dal precedente articolo, riporta l’analisi di Brzezinski riguardo all’importanza strategica degli stati al sud della Russia. Il pieno loro controllo (non ancora ottenuto) permette l’affermazione degli Stati Uniti come unica potenza economica mondiale, a discapito della ex-potenza russa e della potenza nascente cinese. In particolare, si quantifica in termini di risorse e popolazione l’importanza di quella fascia di Stati, si descrive la “Politica dell’Accerchiamento” e si fa riferimento a due “rivoluzioni sospette”, quella in Ucraina nota anche come rivoluzione arancione) e quella Georgia. Si comincia quindi a delineare uno scenario in cui si finanzano e fomentano rivoluzioni in Paesi strategici, in modo da imporre governi amici disposti ad aprire i mercati interni.
Link all’articolo: http://informazionescorretta.blogspot.com/2008/08/comprendere-le-ragioni-sottostanti-al.html

Subito dopo, seguendo le citazioni, sono passato ad un articolo che avevo già letto nei mesi precedenti, ma che avevo quasi trascurato perché non avevo avuto modo di inserirlo in un quadro organico. Questo è il primo di una serie di articoli veramente dispiacevoli. E dico dispiacevoli perché presentano una realtà a cui molti di noi preferirebbero non credere. Vi ricordate la “rivoluzione verde” in Iran? Quella dipinta dai media occidentali come una rivolta contro i brogli elettorali e il regime oltranzista di Ahmadinejad? Quella in cui i dissidenti usavano Twitter come piattaforma di organizzazione? Quella che è entrata nel cuore di molti occidentali a causa della morte della giovane Neda? Questo articolo mostra come anche la rivoluzione verde sia in realtà il frutto della “Politica dell’Accerchiamento” teorizzata da Brzezinski. Conosco alcune persone che hanno preso a cuore questa vicenda e che rimarranno sorpresi negativamente dai contenuti di quest’articolo. Sicuramente, cercheranno di convincere anche se stessi della non veridicità di quanto riportato. In effetti, questo post non presenta ancora una quantità di informazioni sufficiente da risultare convincente appieno. E’ solo il primo passo.
Link all’articolo: http://informazionescorretta.blogspot.com/2009/06/destabilizzazione-iran-teheran.html

Lasciamo un attimo da parte la Politica dell’Accerchiamento e torniamo all’uccisione dei capi militari iraniani. Nel primo post, infatti, si afferma che l’uso di attentati suicidi che abbiano come obiettivo dichiarato altri musulmani è una pratica abbastanza insolita. Il martirio è cosa ben vista (nell’islam estremista, sia ben chiaro) se portato avanti nei confronti degli infedeli; non si può dire lo stesso se le vittime prescelte (da non confondere con quelle accidentali) sono altri musulmani. Citando l’articolo, riporto il seguente proverbio di matrice musulmana: “Allah (sia lodato il suo nome) non distingue fra le sue lenticchie”. E allora, viene da chiedersi, cosa dire di tutti quegli attentati contro caserme e forze armate irachene a Baghdad? Beh, pure lì c’è da ravanare nel torbido. Vi riporto questa notizia del 2005, riportata solo sui giornali iracheni e tradotta per noi da un blogger di http://www.inerba.org. Sembra che i soldati statunitensi abbiano organizzato più di un attentato alle caserme delle forze armate irachene, tramite uno stratagemma basato sul ritiro della patente ad automobilisti ignari.
Link all’articolo: http://www.inerba.org/Guerra/Terrorista-suicida-senza-saperlo.html

La sensazione di essere immersi in un mondo di cui sappiamo poco, e di cui ci viene detto solo ciò che fa comodo a qualcuno, nel modo in cui fa comodo a lui, si sta facendo sempre più incalzante. Ma torniamo alla Politica dell’Accerchiamento e torniamo, purtroppo, sull’Iran. Secondo questo articolo, la rivoluzione iraniana è stata un vero e proprio test di laboratorio, in cui gli strateghi statunitensi hanno sperimentato l’uso dei social network e degli SMS come strumento di destabilizzazione. Sono degne di nota le fonti da cui è tratto questo articolo. Le principali sono:

  • Un articolo del New York Times;
  • Due agenzie di stampa (Reuters e Associated Press);
  • Un discorso di Barack Obama a Il Cairo, dove ammette l’intervento degli Stati Uniti e della Gran Bretagna nei tumultuosi cambi di primo ministro durante il regno dello Shah Reza Pahlavi (quello sposato con Soraya, per intenderci :-D).

Link all’articolo: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6022

A questo punto, arriva il vero pugno nello stomaco. E’ un saggio di poche pagine, scritto da Thierry Meyssan. E’ un intellettuale che, premetto, fa riferimento alla sinistra, quella extra-extra-parlamentare. Vi chiederete, allora, perché lo proponga come fonte. Il motivo è presto detto: è un filosofo di origine marxista. Direte voi: e con ciò? Bene, vi spiego subito.
Faccio un po’ di richiami per chiarire i concetti: Marx faceva parte della cosiddetta sinistra hegeliana. Hegel riteneva che lo svolgimento di ogni vicenda sociale e personale fosse riconducibile a tre fasi:

  • tesi: ad esempio, la nascita di un pensiero dominante;
  • antitesi: la nascita di pensieri contrapposti a quello dominante e il loro scontro con esso;
  • sintesi: risoluzione del conflitto, che non porta necessariamente all’elaborazione di un nuovo pensiero.

Chiedo perdono ai filosofi, ma avevo bisogno di semplicità e chiarezza :-D.
La sinistra hegeliana raccoglie i filosofi che concentrano la propria analisi sulla fase di antitesi: Marx, come detto, appartiene proprio a questa categoria. Uno dei filoni di ricerca filosofica della sinistra hegeliana è proprio la stesura di un modello di rivoluzione: vale a dire, questi filosofi riflettono (tra le altre cose) su cosa è una rivoluzione, su come nasce, su cosa si fonda, su come si sviluppa.
Per questo ho ritenuto Thierry Meyssan un ottimo spunto di riflessione: filosofi come lui sanno bene quali sono le dinamiche di una rivoluzione, quindi sanno anche riconoscere quando una sommossa popolare, spacciata dai media per rivoluzione spontanea, nasconde qualche magagna. Il suo saggio parte dalla strage di piazza Tien An Men del 1989 e, passando per rivoluzioni vere o presunte che hanno caratterizzato gli anni ’90 e il primo decennio del 2000, sostiene in modo convincente, con ricchezza di fonti, questa tesi: quelle NON SONO VERE RIVOLUZIONI, perché non mirano a cambiare i rapporti di forza all’interno di una società, ma hanno come unico scopo la sostituzione di una elite governativa con un’altra. Il linguaggio con cui è scritto il documento non è affatto pesante, e permette di accedere ad una riflessione così alta in meno di 15-20 minuti. Inoltre, il continuo riferimento a fatti già noti, ma inquadrati in una visione nuova, smaschera l’intervento statunitense in tutti gli eventi citati. Uno dei fatti meno noti, e buttati là con troppa leggerezza, come se tutti lo sapessero, è il ruolo di Hamid Karzai. L’attuale presidente dell’Afghanistan, “democraticamente eletto” :-D, è in realtà un ex-dipendente della Carlyle, società di Dick Cheney (vicepresidente dell’amministrazione Bush). Per approfondire il ruolo di Dick Cheney e della Carlyle nei Balcani, in Iraq e in Afghanistan vi consiglio la lettura di “Stupid White Man” e “Ma come hai ridotto questo Paese?” di Michael Moore, nonché del film “W.” di Oliver Stone.
Comunque, ecco il link al documento. Non fatevi spaventare dalle 11 pagine, è scritto con un font gigantesco, la lettura è scorrevole e si legge veramente in 20 minuti. Ne vale la pena.
Link al documento: http://files.splinder.com/66d22338c8e48ca3c54880401acf3769.pdf

Bene… come ci si sente, ora? 🙂
Se tutto questo vi sembra troppo lontano da quanto conoscevamo e anche un po’ assurdo, vi consiglio l’ultima lettura. E’ in inglese e, se ne avrò voglia, ne fornirò una versione tradotta sul mio Live Space. E’ un articolo del Foreign Policy Journal che si focalizza sempre sulle elezioni iraniane: questo articolo analizza in dettaglio i retroscena delle elezioni iraniane e delle proteste che ne sono seguite, proponendo (tra le altre cose) anche alcuni concetti e alcune notizie già viste negli articoli ed nei post che ho indicato finora.
Link all’articolo: http://www.foreignpolicyjournal.com/2009/06/23/has-the-u-s-played-a-role-in-fomenting-unrest-during-irans-election/

Buona lettura e buona (in)formazione.
Ciao da Alessandro

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