L’origine della “santificazione” di Jobs

Per gli informatici che avranno la sfortuna di leggere questo post. Qui non parlo dei prodotti Apple dal punto di vista informatico. Non parlo della pessima interoperabilità dei primi prodotti Apple con gli altri prodotti presenti sul mercato, né delle politiche commerciali contrarie agli standard aperti e alla libera fruibilità dei prodotti informatici. Il motivo è semplice: alla gente non importa. 😀 Nè può importarne, vista la visione limitata che hanno del nostro mondo. Basti pensare che il computer è nato per fare calcoli automatici, Internet è nato per far comunicare un’infrastruttura militare, anche quando parte della rete veniva distrutta, e il web è nato per condividere testi scientifici. La nostra visione dell’informatica nasce da lì. Quella dei consumatori nasce con i sistemi Windows di fine anni ’90 e i primi giochi. Direi che è un motivo sufficiente per non ammorbare le persone con le nostre discussioni. 😀

La dote principale di Steve Jobs è stata quella di essere un grande comunicatore. Cercherò di spiegare perché essa viene prima di tutto il resto.

Fino a 6/7 anni fa, chi conosceva Steve Jobs? Prima che uscissero i primi iPod, erano molti di più quelli che conoscevano Bill Gates. La Apple, fino ad allora, era solo un’azienda che occupava una fascia minoritaria del mercato dei personal computer. La svolta avviene proprio all’inizio degli anni 2000, con quei lettori musicali dal grandissimo appeal esterno e dalla grande facilità d’uso. Sì. I prodotti Apple sono belli, pratici e pure fighi, c’è poco da fa’. Mi concentrerei sugli ultimi due aggettivi: pratici e fighi. Cosa vogliono dire, in soldoni? Vogliono dire che lui (nonché le persone che lo circondavano) ha saputo tradurre in idee e feature concrete il concetto di associare un’emozione ad un oggetto, limitando al massimo le frustrazioni degli utenti meno a proprio agio con la tecnologia. Non appena è riuscito in questo compito, ha potuto creare una forte fidelizzazione nella clientela, nonché rendere tali prodotti desiderabili anche a coloro che non li possedevano. Se ci pensate, la cartina tornasole di questo successo è il fatto di poter pubblicizzare con lo slogan “Think different” i prodotti che occupavano la fascia maggiore di mercato, cioè il non plus ultra dell’omologazione, senza che quasi nessuno avesse da ridire al riguardo.
A questo, aggiungete il fatto che Jobs ha saputo essere mediatico. La presentazione del nuovo prodotto Apple era sempre un evento, in cui lui, il comunicatore per eccellenza, la faceva da padrone. La Apple stessa, alla fine, e tutti i suoi prodotti, nonché le emozioni di soddisfazione legate al loro acquisto e al loro uso, venivano identificate con Jobs, con buona pace di coloro che facevano il lavoro “sporco” di progettazione e assemblaggio.

Quello che si fa ora è cercare di tradurre in motivazioni razionali quell’immagine di positività che, in modo più o meno naturale, tendiamo ad associare a Jobs. E’ un esercizio ingannevole, perché i meccanismi di imposizione di un’immagine non sono razionali. I comunicatori come Jobs lo sanno, ed infatti preferiscono operare più sull’emozione associata all’oggetto che su altro. Per cui sì, è vero: Steve Jobs è colui che ha inventato il personal computer negli anni ’80, è colui che ha tradotto il mouse, misterioso oggetto inventato dalla Xerox, in uno strumento di uso comune. Vale a dire, è uno che sapeva intuire gli usi giusti a degli oggetti inventati prima, un po’ come quello che avvenne a inizio secolo, col passaggio dal fonografo di Edison al grammofono di Berliner. Ma, finché non ha azzeccato la combinazione tra prodotto e, ripeto, comunicazione, la sua fascia di mercato rimaneva piuttosto limitata, di gran lunga oscurata dalla presenza della Microsoft.

Poi ci sono coloro che hanno deciso di approfondire la storia personale di Jobs. Alcuni l’hanno fatto quando ancora era vivo, molti l’hanno fatto dopo che è morto. Personalmente, conoscevo già da un anno abbondante i contenuti del famoso discorso a Stanford. Quindi posso affermare che, già in tempi non sospetti, ho nutrito grande stima per la capacità che ha avuto Jobs di “costruirsi da solo”. Da non laureato, da studente completamente insoddisfatto di ciò che faceva, guardate cosa è diventato. Ha creato la Apple, ha progettato il Macintosh, è stato espulso dalla Apple per divergenze col CdA ed è rientrato in essa tramite NeXT, qualche anno dopo. E visto che non aveva niente da fare, ha pure fondato la Pixar, altra azienda di succcesso. E’ un ottimo esempio di “persona in gamba”. Però attenzione, non autoinganniamoci con argomentazioni razionali. La presa che Jobs aveva sul mercato occidentale non dipende da questo, ma da quanto ho detto nel primo paragrafo. Non dimentichiamolo, la sua figura si è imposta solo negli ultimi 6/7 anni. L’opinione sulla storia personale, alla fine, è un “di più”, è un qualcosa che arricchisce un’immagine già positiva. Anche perché di persone capaci come lui ce ne sono parecchie, ma non sono di certo tutte famose. La presa sull’opinione pubblica non la si fa con la storia personale, ma con le azioni pubbliche.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

2 risposte a L’origine della “santificazione” di Jobs

  1. ihateank ha detto:

    Non c’è niente da dire: Steve è stato un grandissimo comunicatore e uomo d’affari.

    E’ stato la prova vivente che non bastano le idee per creare un dispositivo rivoluzionario… anzi, di idee veramente innovative (da un punto di vista tecnologico) nell’ipod ce ne erano ben poche. Ma se è riuscito a vendere così tanto un motivo ci sarà: certo a tratti può sembrare inspiegabile (ma si sa, io sono strano: se trovo un lettore mp3 dal cinese a 10 euro non ne vado a spendere 300 per un ipod solo perché è bianco smaltato; ragionamento che feci anni fa e del quale sono tutt’ora soddisfatto)… it’s magic, ed è stata questa la “magia” con cui steve jobs ha fatto diventare la Apple quella che tutti conosciamo oggi.

    Contenta la Apple, contenti gli Apple fan boy, contenti tutti.
    Solo che quando paragonano Steve Jobs al “Leonardo Da Vinci” del nostro secolo, non riesco a fare a meno di rabbrividire.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...