Pene d’amore

Pensate che sarà un post sdolcinato? Niente affatto.

Questo, infatti, non è un post sull’amore, ma un post sulla polisemia. Un post ambiguo, quindi polisemico, quindi sintetico.

Non mi sembra giusto, però, approcciare il discorso senza nemmeno accennare alla sua genesi. Chi ha la fortuna/sfortuna di conoscermi sa che il mio ritorno in autobus dall’università è spesso foriero di riflessioni e/o pensieri spiazzanti. Ancora più efficaci, in tal senso, sono i ritorni a piedi, dall’università. Sia ben chiaro, non è che mi faccio a piedi TUTTO il percorso dall’università a casa: sarebbe una follia, oltre che una gran fatica, visto che consisterebbe in una scarpinata di 5 km e 900 metri (Google Maps me ne è testimone A bocca aperta). Per tornare a casa devo prendere due autobus. Il primo, il 20 express, passa abbastanza spesso; il secondo, il 559, è come la sposa il giorno del matrimonio, o come me quando do un appuntamento: si fa aspettare! A bocca aperta Soprattutto la sera.

Ebbene, quelle sere che non ho voglia di aspettare, il pezzo da fare con questo autobus me lo faccio a piedi. Del resto, 20/30 minuti di camminata sono un toccasana. Non tanto per i polmoni, vista l’aria di Roma, ma per il cervello. Avete presenti quelle notti in cui non si prende sonno, ed il cervello comincia a viaggiare per i fatti suoi e a saltare di palo in frasca da un pensiero all’altro? Dopodiché, una volta trovato un argomento di interesse, il cervello staziona su quello, e ci rimane finché il turbine dei pensieri non ha raggiunto una conclusione soddisfacente? Ecco, queste sono le mie passeggiate: un’ottima occasione per fermarmi a pensare e fare ordine nel cervello.

Nick direbbe che quanto ho scritto è intrinsecamente un ossimoro. “Pensare fa male”, mi direbbe. Beh, a me no, e “c’ho le prove”, come scrisse Ceccherini in uno dei suoi quadri nel film “Il Ciclone“! A bocca aperta (minuto 39:17). Quelle passeggiate sono piene di spunti interessanti. M’hanno aiutato a prendere coscienza del fatto che dovevo far qualcosa per ravvivare un’amicizia un po’ in fase calante, ad esempio. Oppure, senza andare troppo indietro nel tempo, mi hanno permesso di partorire quello che sto per condividere con voi. A bocca aperta Se state cominciando ad aver paura di ciò che seguirà, fate bene! XD

Tutto inizia all’altezza di via della Sorbona, quando, per motivi a me ignoti, mi vien da pensare ad un mio amico del lab che canticchiava questa canzone di Zucchero. A bocca aperta E lì penso alla sequenza di parole “Pene d’amore”, che potrebbe concretizzarsi, ad esempio, in una domanda a bruciapelo tipo:

<<Pene d’amore?>>

oppure in una altrettanto sintetica ma meno ellittica:

<<Sei in fase “pene d’amore”?>>

Che bello! Soffermatevi sulla magia delle parole: domande ambigue, quindi polisemiche, quindi sintetiche. Domande che contengono un senso, ma anche il loro contrario. Domande che, poste alla persona con la giusta dose di pensiero laterale (copyright Luca Tagliente A bocca aperta), lasciano spazio ad ogni risposta senza cadere in superflui imbarazzi.

E certo! Perché quelle due domande, ad un primo ascolto, racchiudono solo un’interpretazione negativa: le pene d’amore sono la manifestazione negativa di un sentimento che nasce sotto i migliori auspici. Ma attenzione. Per cadere in questo ambito, ho dovuto aggiungere un articolo: “le”. Ora toglietelo nuovamente: vedrete che, di colpo, la sequenza di parole anela ad altro. In particolare, anela all’interpretazione positiva, oserei dire sublime, nietzschianamente parlando! A bocca aperta.

Soffermatevici un attimo, su il pene d’amore. Una sintesi nella sintesi. Un’unione di dionisiaco e apollineo in quelle tre parole: il sublime, appunto.

C’è il pene e c’è l’amore. In questo minuscolo contesto, di sole tre parole, il primo diventa la figura del soddisfacimento tramite la fisicità; il secondo, invece, diventa il simulacro del soddisfacimento sentimentale. Tre parole che delineano la pienezza e la totalità del soddisfacimento. E tutto questo in poche lettere. La bellezza dell’ambiguità, la bellezza della polisemia, la bellezza della sintesi. Benvenuti nella poesia!

Le ultime avvertenze per chi è arrivato in fondo a questa lettura surreale:

  • chi mi conosce e mi ha preso sul serio, si preoccupi! A bocca aperta
  • chi mi conosce e ha colto al volo il tono faceto, può dire di conoscermi bene;
  • chi ha anche colto le poche citazioni colte in questo articolo bislacco, al di là degli incisi didascalici, sappia che gode della mia stima più profonda. Sorriso

E visto che abbiamo parlato de Il Ciclone, vi lascio con questo video.

¡¡Viva la magia del ritmo!! *__*

P.S.: magari la prossima volta tengo gli occhi aperti per vedere se c’è qualche controllore in fermata, visto che stavo senza biglietto e visto che, se me cioccavano, erano cent’euri de multa! XD

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5 risposte a Pene d’amore

  1. ihateank ha detto:

    Pensa come può prenderla a male uno psicologo, ti sdrai sul lettino e gli dici: “Ho un problema di pene d’amore!” e lui “Beh, consulti un andrologo!”. Comunque c’è una foto che amate tanto spedirvi tu e Sandrino, sarebbe stato divertente pubblicarla in questo post.

    Quasi quasi ti sfido a farlo.

    • mastrotux ha detto:

      Con la scena dello psicologo, hai vinto! Hai riassunto tutto il post con pochi “colpi di calamaio”. 😉

      Ah, ma di quale foto in particolare parli? Sai, di foto goliardiche io e Sandrino ce ne scambiamo tante (o meglio, LUI me ne manda tante :-D). Che poi anche tu, a pensarci bene, ne hai vista più di una.
      Però, visto il tema del post, suppongo che tu intenda quella ritraente l’omaggio un po’ carnale e un po’ floreale 😀 (in quel caso, ammetto con orgoglio che sono stato IO a mandarla a lui XD)

      • ihateank ha detto:

        Si, quella 😀

        Da intitolare: “Pene d’amore: come risolvere la questione facendosi un mazzo tanto”.

      • mastrotux ha detto:

        Sei a tratti geniale! 😀
        Ma non raccoglierò la sfida. Sai, questo è un posto pubblico, e metterla qui sarebbe un po’ come andare in giro con quella foto attaccata dietro la schiena.

        In compenso, posso fare in modo che sia come andare in giro con il link stampato sulla maglietta… uhm.

        Allora, attenzione gente.
        Non aprite questo link in presenza dei vostri figli, di figli altrui, di mogli scandalizzabili e di donne scandalizzabili.
        Ah, non aprite questo link neanche in presenza del vostro capoufficio (anche se, essendo in zona, vi avrà già visto cazzeggiare su un blog anziché lavorare, per cui vi avrà già fatto una testa così :D).

        Non c’è nessuno? Sicuri?

        Guardate a destra e a sinistra.
        Guardate anche alle vostre spalle.
        Appizzate le orecchie e sentite se arriva qualcuno.
        Non arriva nessuno? Sicuro?

        Guardate meglio! 😀

        Vabbè, l’ambiente è abbastanza sicuro.
        Potete aprire il link.

        Forse.

        Anzi, ho deciso di no.

        Ma sì che potete, scherzavo! 😀

        Mmm, ma quasi quasi dicevo sul serio…

        Paura eh!? 😀

        Vabbè, prendete un bel respiro…

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        OSSEQUI ED OMAGGI!

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