La laicità ai tempi della vicenda Englaro

La vicenda Englaro ha messo a nudo l’arretratezza e l’abbrutimento culturale della società italiana. Il modo in cui Berlusconi ha sfruttato la situazione per portare avanti le proprie istanze di presidenzialismo e di bonapartismo è analizzato in modo eccellente in due articoli, uno di Ezio Mauro (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/07/la-svolta-bonapartista.html) e l’altro di Eugenio Scalfari (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/08/non-poteva-esserci-scempio-piu-atroce.html). La sua azione, secondo me, ha poco a che fare con lo stato etico di Hegel, come ho sentito dire su Primo Piano. Non c’è filosofia dietro, né una certa concezione dello Stato: c’è solo opportunismo e desiderio di potere.

Visto che i giornalisti menzionati hanno già descritto la situazione politica in modo ineccepibile, mi limiterò a riflettere sugli aspetti culturali della vicenda: voglio mostrare quanto siamo lontani dal metabolizzare il concetto di libertà di coscienza e quanto troppe persone in possesso di una fede vera o presunta non siano in grado di distinguere la morale privata dalla morale pubblica.

Comincio con il ruolo che assume la medicina nel rapporto che l’uomo ha con la morte e con la malattia. La Chiesa spesso critica quegli ambiti che mettono mano ai meccanismi più basilari della biologia, in particolare quelli che ruotano intorno alla manipolazione del DNA. Quante volte abbiamo sentito dire che l’uomo ha la presunzione di sostituirsi a Dio nel processo di creazione? Soprattutto alla fine degli anni ’90, quando si cominciava a sentir parlare di ingegneria genetica e di organismi geneticamente modificati, la Chiesa montava barricate nei confronti di tutto ciò che non fosse "naturale". Ebbene, molti degli abiti che indossiamo sono innaturali; peggio ancora, se ci si avvicina agli aspetti legati alla vita e alla morte, si nota che la sopravvivenza alle malattie garantita dalla medicina è quanto di più innaturale esista. Il fatto che mi si iniettino degli "antidoti" (mi si perdoni il termine poco medico) per sopravvivere a possibili infezioni dovute, ad esempio, ad una frattura, è innaturale tanto quanto è innaturale che una persona sopravviva grazie ad un respiratore. Da questo si evince che il tema del "naturale" va completamente escluso dal dibattito, visto che, correndo appresso a questo concetto, si dovrebbe ritenere che l’unica epoca degna della grazia di Dio sia la preistoria. L’unico concetto degno di dibattito, quindi, è il limite tra ciò che si ritiene accettabile e ciò che non si ritiene tale.

Questo concetto varia da persona a persona, in base a religioni ed ideologie. Quando si parla di morale privata, ognuno può scegliere entro i limiti prescritti dal rispetto reciproco cosa sia bene e cosa sia male. Quando si parla di morale pubblica, invece, bisogna tener conto che si ha a che fare con una comunità di persone; il discrimine, quindi, diventa solo e soltanto il rispetto reciproco, poiché all’atto pratico le concezioni riguardo la moralità privata varieranno da individuo ad individuo. Per non rendere troppo astratto il discorso, farò un esempio tratto dalla carriera di chirurgo di mio padre.
Un giorno, mio padre tornò a casa affranto e nervosissimo. Aveva visto un Testimone di Geova morirgli davanti perché aveva rifiutato una trasfusione: non concepiva il fatto che loro avessero un’interpretazione così radicale del Cristianesimo da accettare che la religione fosse nociva per la loro sopravvivenza. Parole sue, considerava questo atteggiamento come una forma di profonda cretinaggine. Mio padre è così, non concepisce che una religione possa andare contro i bisogni terreni più elementari; io sono diverso: la religione è una cosa talmente seria che se non ci si sente in grado di rispettare dogma per dogma ciò che prescrive, non si è religiosi. Ad esempio, non mi ritengo cattolico sia perché non credo nel Dio cattolico, sia perché non ho alcuna voglia di sottostare a restrizioni del mio comportamento di cui non vedo né utilità né beneficio. Chi ha ragione: io, mio padre, il testimone di geova o il cattolico? Ebbene, da quello che sappiamo riguardo l’aldilà, abbiamo esattamente la stessa probabilità di aver ragione, perché nessuno sa se esista qualcuno lassù e che cosa pensi veramente di noi. Di conseguenza, poiché non si può far riferimento ad una verità astratta o aliena all’uomo, è l’individuo che deve diventare padrone del proprio pensiero. Il fatto che un buon numero di persone in Italia sia cattolica o dica di esserlo, oltre al fatto che la Chiesa cattolica sia in pratica l’unica confessione ad ottenere risalto mediatico, non costituisce un buon motivo per impegnare di pensiero religioso le leggi. Tra l’altro, la freddezza nei confronti della dottrina è anche abbastanza diffusa; e nel momento in cui un’idea ha un sostegno degno di considerazione e non è soltanto la produzione delirante di un gruppo ristretto di persone, diventa necessario tener conto della sua esistenza quando si cerca di stabilire in cosa consista la morale pubblica. In che modo, però, l’individuo può diventare padrone del proprio pensiero? E soprattutto, in che misura la legge può permettere all’uomo di mettere in atto il proprio pensiero?

Ecco qui, quindi, che si ripropone il concetto di rispetto reciproco, quello ben descritto nella frase "la propria libertà finisce dove inizia quella degli altri". Vale a dire, qualsiasi (e dico proprio qualsiasi) decisione che riguarda la propria persona e che non arreca danno alla libertà di azione altrui deve essere permessa dalla legge. Sarà poi la morale privata a porre ulteriori limiti nel comportamento degli individui. L’unico compito della legge, ripeto, è quello di evitare che il comportamento di un cittadino limiti la libertà di un altro; il modo in cui lo stesso cittadino decide di limitare ulteriormente il proprio spazio di azione è frutto solo e soltanto della sua coscienza. Tra le decisioni che riguardano la propria persona includo il testamento biologico e, come mi ha suggerito di recente il mio amico Manuel, anche la richiesta di suicidio assistito. Chiaramente, chi decide di non essere più di aiuto alla società acconsentendo all’accelerazione del proprio decesso, deve come minimo pagare di tasca propria l’attuazione del protocollo necessario. E’ un discorso controverso, che in questa fattispecie richiede un approfondimento, ma che in questa sede non faccio, per non allungare eccessivamente l’intervento.

L’unico punto controverso è la dichiarazione dello stato di intendere e volere. Una persona che decide del proprio destino dovrebbe essere nel pieno delle facoltà mentali, soprattutto se il documento che contiene la dichiarazione di intenti assume validità legale. Mentre è abbastanza facile assicurarsi che, all’atto della deposizione del testamento biologico presso un notaio, una persona sia capace di intendere e volere, è molto più difficile stabilirlo nel caso di richiesta di suicidio. Su quali basi si può stabilire che una persona che chiede di porre fine alla propria vita sia pazza? La letteratura è piena di esempi in cui la follia nasconde una comprensione della realtà così nitida da risultare aliena ai più; chiunque ha un minimo di cultura o di sensibilità sa che è impossibile e presuntuoso bollare come pazzo un individuo che non manifesti comportamenti pericolosi per la vita dei suoi simili.

In conclusione, come si applica questo ragionamento alla vicenda Englaro? Ebbene, Eluana Englaro aveva manifestato in tempi non sospetti il desiderio di morire nel caso in cui la sua vita fosse dipesa solo e soltanto da un respiratore. E’ un testamento biologico senza valore legale, purtroppo. Ma quantomeno, ieri notte è stata fatta la sua volontà. E non quella che si suppone essere la volontà di un essere superno, della cui esistenza e forma non c’è alcuna prova e su cui ci sono opinioni troppo contrastanti per costituire una base di ragionamento. Nei limiti imposti dalla democrazia e dal rispetto della libertà altrui, non si può essere costretti a comportarsi secondo principi in cui non si crede. Se ciò accade, si finisce nella barbarie fondamentalistica.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Notizie e politica. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...