Il concerto, il pogo, le invettive: in breve, Modena City Ramblers

 

Ci avviamo in quattro. I miei compagni di avventura sono due grandi conoscitori dei Modena City Ramblers (Valerio ed il fratello, che non ricordo più come si chiama!)  ed uno che invece non li ha mai sentiti (Leonardo). Io, con il mio unico cd "Raccolti" e con qualche pezzo sentito qua e là, sto nel mezzo. La serata parte benissimo: troviamo parcheggio giusto di fronte all’entrata della festa dell’Unità. Del resto, siamo arrivati lì con quasi un’ora di anticipo.
Ci avviamo di buon passo verso l’area del concerto. E’ un pendio con una piattaforma in legno posta giusto sotto il palco, per evitare che gli spettatori più accaniti si ritrovino a lottare nel fango! Con nostra grande sorpresa, la maggior parte del pubblico già presente è costituita da ragazzini… sì, ragazzini, tra i 14 ed i 17 anni! Per un attimo ci sentiamo quasi fuori luogo, quasi quasi ci coglie il dubbio che il folk – rock sia diventata musica per adolescenti. Poi pensiamo che i loro giovani corpi potrebbero essere accalcati in fila al concerto dei Tokio Hotel o di qualche altro melenso gruppaccio emo, invece che qui. Al che, un moto di soddisfazione percorre le nostre menti. Bravi ragazzi!! 😀

Alle 21.30 iniziano a suonare i Legittimo Brigantaggio: il loro folk – ska è un’ottima apertura per i protagonisti della serata. Noi siamo nella parte posteriore della piattaforma, a 7 – 8 metri dal palco. Davanti a noi, qualche ragazzino comincia a scatenarsi, sulle note di quella musica in levare. C’è anche qualche famiglia, con figli piccoli al seguito. A dire il vero, sono i genitori quelli più inclini alle danze! Il più sfizioso è un tizio, vestito con maglia nera e riportino in testa, che ondeggia a ritmo di musica e che cerca di coinvolgere nel ballo anche la figlioletta. Nel frattempo, la moglie a fianco accenna un ancheggiamento, mentre tiene nelle mani l’altra figlia.
I Legittimo Brigantaggio suonano ed io comincio a tastare il polso dei miei amici. A quanto pare sono poco inclini al pogo. Amen, vorrà dire che mi butterò da solo nella calca. L’esibizione del gruppo di apertura volge al termine: è stata un’ottima scelta, hanno scaldato il pubblico a dovere; la zona concerto si sta riempiendo, siamo pronti ad ascoltare i Modena.

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Passano 20 minuti, mezz’ora. Dei Modena non si vede nemmeno l’ombra. Nel frattempo, tengo pronto il telefonino per non perdermi il loro ingresso. Con pignoleria quasi maniacale, imposto effetti ed esposizione luminosa. Il pubblico si intrattiene scandendo invettive nei cofronti di Alemanno e Berlusconi ed intonando canti partigiani. Mi fanno simpatia tre ragazzini davanti a me, avranno al massimo dodici anni: tengono su i loro pugni sinistri e cantano canzoni del tempo della guerra! Che teneri!! 😀
Si fanno le 22.15, poi le 22.20. Il pubblico comincia a spazientirsi, si sente qualche fischio, ogni tanto ripartono invettive e canti. Io, memore dei 45 minuti di ritardo dei Deep Purple, rimango tranquillo. Le star si fanno desiderare, si sa, sono trucchi del mestiere! Nel frattempo, mantengo in attività la videocamera e continuo a provare gli effetti luminosi.
Compare un uomo sul palco. La barba e la corporatura pingue lo fanno assomigliare al chitarrista. Qualcuno pensa che il gruppo stia per entrare; partono gli applausi, ma è un falso allarme. Ma neanche troppo.
Basta aspettare due minuti…

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Le luci rimangono spente. Compare sul palco la cantante, poi il cantante, poi il chitarrista, poi tutti gli altri. La cantante si sistema al centro del palco, il chitarrista è poco dietro di lei, gli altri si defilano. Il mio telefonino è lì, pronto a riprendere tutto. L’urlo della folla li accoglie senza travolgerli, il momento è molto intimo. Le luci sono tutte per la cantante, il chitarrista è appena illuminato, gli altri sono in disparte nella penombra. I primi arpeggi mettono a tacere il pubblico. E’ "Bella ciao", tutti sono in silenzio, pronti a cantare le prime sillabe. In realtà, viene eseguita la versione originale, un canto delle mondine che parla di fatica, duro lavoro e pochi soldi. La cantante ha una voce bellissima, espressiva; il pubblico impara subito il testo e la accompagna nella sua esibizione. Il brano termina, la cantante china il capo, umile come le mondine di cui ha cantato le fatiche.

Tre – quattro secondi di silenzio …

Il batterista comincia a lavorare di cassa, il ritmo sale, il pubblico si prepara, si accendono le luci, colpo di rullante! E’ partito il concerto! "Il ballo di Aureliano" dà la scossa al pubblico: dalle prime file parte un’onda irresistibile: è il pogo. L’onda si avvicina verso di noi, i miei amici si tirano indietro, io no. Pochi secondi e sono in balia della gente. Le braccia sono ora in alto, per accompagnare i ritmi incalzanti dele canzoni, ora attaccate al corpo, per parare gli urti. Il concerto è appena iniziato, sono tutti nel pieno delle energie, il pogo è travolgente. Uno, due, tre canzoni, non c’è un attimo di respiro, il ritmo sospinge il pubblico, è un’esplosione di energia, spallate e spinte a profusione. Un paio di cadute aprono voragini nelle prime file, il pogo è energico ma attento: tutti vengono subito rialzati, nessuno si fa male. Un ragazzino mi ringrazia per averlo ritirato su, ha dipinta in volto la gioia che segue un grande spavento, il suo è un grazie di cuore. Gli carezzo affettuosamente la testa, con il sorriso severo di chi gli fa notare che se l’è scampata per poco. Lui ricambia, mi poggia la mano sui capelli ed emette un "Bella zi’", ancora sorridente per il pericolo passato.
Pausa, la quarta canzone è un lento, i Modena fanno rifiatare saggiamente il loro pubblico. "Remedios la bella" placa per un po’ gli animi della calca impazzita. Un venticello spira e porta un po’ di refrigerio: il concerto è iniziato da meno di un quarto d’ora, ma siamo già tutti accaldati e fradici. Le prime file sono piene di ragazzini, il loro sudore carico di ormoni sprigiona un olezzo penetrante. E’ l’odore della folla, delle emozioni forti, della musica vissuta con fisicità. Senza di questo, un concerto rock si ridurrebbe al cerebrale apprezzamento dell’esibizione di una banda di musicanti. Invece no, questa musica è passione, è energia vitale, non basta la corteccia per apprezzarla. Il ritmo più blando mi da il tempo di scattare qualche foto e girare un filmato.
Basta, è tempo di riprendere a saltare. "Ahmed l’ambulante" fa ripartire la folla, il pogo è nuovamente vivo, il pubblico è pervaso da una scossa di energia. Vicino a me c’è anche un ragazzo dalla pelle scura, ha i tratti tipici degli indiani, il suo odore speziato si distingue anche in mezzo alla folla. Ma si poga anche con lui, il pogo è democratico e tollerante, non c’è differenza di razza, religione e nemmeno sesso, povere ragazzette, piccole e minute! Si buttano anche loro nella mischia, spingono e spalleggiano come noi; qualcuna, invece, cerca riparo protetta dalla mole del ragazzo o degli amici. Non so come facciano a stare lì in mezzo, ci vuole veramente molto coraggio: se fossi donna, avrei una paura matta.
La band è in perfetta forma, il chitarrista spara degli assoli che fomentano ancora di più il pubblico, il tastierista ed il sassofonista lo seguono. I cantanti sono impeccabili, non sbagliano una nota. Non conosco tutte le canzoni, ma in pochi secondi diventano mie; il pubblico è pienamente coinvolto, le conosce a memoria, canta parola per parola, poga accento per accento. Si susseguono "Clan Banlieue", "Transamerika", l’onirica "Un giorno di pioggia", "La banda del sogno interrotto".

Il pogo cala d’intensità, cominciamo ad essere stanchi, ma ci riprendiamo all’inizio dei ritornelli, in un accesso di ritrovata energia. Un paio di personaggi dalla stazza non trascurabile cominciano a ciondolare, in preda ai fumi dell’alcool, del caldo e della stanchezza; un altro beve birra in mezzo alla calca ebbra di energia, non so come non si sia spaccato i denti addosso alla bottiglia. Giungono schizzi d’acqua dalle prime file, gli assetati si gettano verso gli spruzzi come disperati.
Il gruppo alterna movimento e momenti lenti, il pubblico è un animale selvatico da aizzare e placare con estrema saggezza. Oramai sono nel pieno del concerto, mi godo parole e musica e controllo tranquillamente l’azione della calca. Il pubblico chiede ripetutamente "Contessa", senza essere accontentato.

Oramai il concerto volge al termine, viene eseguita "Bella ciao" nella versione dei partigiani, il pubblico scatena per l’ultima volta la sua energia. I Modena annunciano l’ultima canzone. Il momento è intimo, il concerto termina come era iniziato. Il pubblico si siede a terra: non conosco la canzone, ma in quel contesto è bellissima.Applauso finale, il concerto è terminato. Mi rialzo e corro dai miei amici.

E’ stato un concerto bellissimo, orchestrato con maestria dal gruppo e seguito con partecipazione energica dal pubblico. Scendo dalla piattaforma stanco, distrutto, ma soddisfatto. Sono fradicio, la mia maglietta e i miei pantaloni sono intrisi del sudore mio ed altrui. I miei amici tastano i miei panni, alla ricerca inutile di un lembo asciutto. Credo di non aver mai maleodorato così tanto nella vita mia, le loro facce mi guardano schifate. Il più preoccupato è Valerio, il padrone della macchina, visto che dovrà riportarmi a casa in quello stato! A bocca aperta

(I video si sentono abbastanza male)

Apertura del concerto:

    

Remedios la bella:

    

Ebano:

 

 

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