No Pope e la lettera dei professori di Fisica: sconfitta della libertà di espressione

In questa settimana si è assistito alla contrapposizione di due estremismi. Quello cattolico, incarnato da Benedetto XVI, affronta la scienza con il filtro della fede, porta con sé un insieme di ingerenze a tutti i livelli ed è accompagnato dalla presunzione di infallibilità. Quello laicista, incarnato dai professori di Fisica che hanno firmato la lettera e dagli studenti con posizioni politiche più estreme, ritiene la Chiesa unicamente un centro di potere, trova il pensiero ecclesiastico non adeguato alle esigenze della società moderna e rigetta il fatto che la Chiesa esprima delle opinioni sui temi di interesse pubblico.
Come tutti i muro contro muro, sono atteggiamenti di scarso spessore: nessuno è migliore dell’altro, ma entrambi hanno la presunzione di esserlo.
Lasciando un attimo da parte i discorsi generali, scendiamo al caso particolare.

Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, viene invitato dal Rettore dell’Università La Sapienza all’inaugurazione dell’anno accademico. La scelta, in effetti, presenta due facce:

  • Joseph Ratzinger è un fine teologo, è un intellettuale di un certo spessore. Anche non quando non si condivide il suo pensiero in materia religiosa, se ne possono comunque trarre spunti interessanti. Discutere con una persona di tale finezza intellettuale è un’occasione di crescita: se si è d’accordo con lui, si ha in dono una maggiore profondità di pensiero; se non si è d’accordo con lui, si è costretti a far ricorso a tutte le proprie risorse culturali ed intellettuali, perché confutare un suo discorso è certamente più complesso rispetto a discutere con il fedele cattolico medio.
  • Di contro, Joseph Ratzinger è anche una persona estremamente potente. La Chiesa è ovunque, riceve favori fiscali dallo Stato (generando una vera e propria discriminazione tra le confessioni religiose) e assume molti atteggiamenti discutibili: ad esempio, il modo in cui vengono gestiti gli affari riguardanti le grandi personalità della religiosità popolare (San Pio da Pietrelcina in primis) semba badare più al profitto che al messaggio religioso. Guarda caso, le fasce di popolazione più sensibili a queste figure sono anche quelle socialmente e culturalmente meno avanzate, "più ignoranti" oserei dire; sono quelle più facilmente influenzabili dalle parole di una figura carismatica come il papa, sono quelle meno in grado di cogliere la complessità del mondo ed i limiti di qualsiasi forma di pensiero. Di conseguenza, Joseph Ratzinger è anche il simbolo di un’istituzione che cerca di manipolare il consenso e che cerca di rendere accettabile la sua presenza in quegli ambiti (affaristici, di potere) che non le spetterebbero. Il tutto è condito dalla suddetta presunzione di infallibilità, che spinge gli esponenti della gerarchia a ricorrere a mezzi molto terreni per imporre la propria influenza culturale.

Insomma, da un lato c’è un’opportunità di crescita intellettuale, dall’altro il segno di come la presenza della Chiesa sia pervasiva. In questo contesto, quale di questi due elementi avrebbe dovuto avere il sopravvento?

Nonostante io sia spesso contrario alle posizioni della Chiesa, secondo me L’INCONTRO CON UN PERSONAGGIO DEL CALIBRO DI JOSEPH RATZINGER È SEMPRE E COMUNQUE UN’OPPORTUNITÀ DI CRESCITA. L’ingerenza della Chiesa negli affari quotidiani è, invece, un effetto collaterale inevitabile per principio. Spiego perché.
Diciamo che più che di ingerenza della Chiesa nella politica, io parlerei di genuflessione dei politici nei suoi confronti.
Qualcuno potrebbe sostenere che la riverenza dei politici è dovuta proprio all’influenza che essa ha presso alcune fasce della popolazione: sinceramente, ritengo che oramai la maggior parte dei cattolici non pratichi per fede, ma per abitudine. Anche tra i fedeli c’è grossa sfiducia nei confronti della gerarchia: l’unica figura autorevole, grazie anche alla presenza mediatica, è proprio il papa. Ma alla fine, quante persone sono realmente influenzate dai discorsi del papa? Quante realmente modificano e regolano le proprie abitudini in base ai sermoni del pontefice? I papa-boys? I vecchietti credenti e bigotti? Giusto loro, forse. Ma non è che siano tantissimi. Generano molta più paura nei confronti della scienza i film horror o di fantascienza, rispetto alle filippiche contro l’inseminazione artificiale: la creatura di Frankenstein o il robot ribelle sono figure che il cinema ha stampato nell’immaginario collettivo molto meglio di qualsiasi principio religioso. Nel cervello dell’italiano medio c’è questa roba, mica la parola di Dio, fidatevi.
Qualsiasi politico con una percezione decente della realtà sa bene, quindi, che la Chiesa non sposta poi così tanti voti. La vera potenza della gerarchia sta nel denaro che è in grado di mettere in circolo, ed è là che vanno cercate le ragioni. Di conseguenza ha poco senso preoccuparsi di quello che dicono Ratzinger, Ruini, Tonini o chi per loro.
Del resto, la Chiesa è costituita da persone, e le persone in quanto tali possono esprimere la propria opinione su qualsiasi tema. Di conseguenza, non trovo nulla di scandaloso, né di scorretto, nel fatto che il papa o i suoi sottoposti esprimano opinioni su temi etici e politici (aborto, contraccettivi, inseminazione artificiale, ruolo della scienza ecc.): ricordo, sono persone e DEVONO POTERSI ESPRIMERE. Il problema sorge quando il politico cerca di inserire valori prettamente confessionali all’interno di una proposta di legge, in modo da ricevere l’appoggio (io ritengo prettamente economico) del mondo ecclesiastico (magari anche qualche voto in più, anche, ma non ritengo decisivi tali numeri). In quel caso, non è sbagliato da parte della Chiesa appoggiare o contestare pubblicamente una certa legge, ma semmai la magagna economica che c’è dietro.

Tornando al fatto della settimana, i Fisici rinfacciano al Papa una citazione di Feyerabend, in cui l’epistemologo riteneva giusto il processo a Galileo Galilei. Sinceramente, pare che quello della citazione decontestualizzata sia diventato il secondo sport mondiale dopo il calcio. E’ gia successo col discorso di Ratisbona, è riaccaduto ora; manipolare il consenso citando solo una frase è un’operazione scorretta.
Feyerabend ricostruisce il contesto del processo a Galileo: lo scienziato non fu in grado di portare prove schiaccianti a favore della teoria eliocentrica, e quelle che portò davanti all’Inquisizione erano addirittura sbagliate. Qualsiasi comunità scientifica odierna, se dovesse giudicare una teoria con prove la cui qualità fosse paragonabile a quella delle prove offerte da Galilei, riterrebbe le affermazioni dell’eventuale scienziato mere speculazioni teoriche. Le prove della teoria eliocentrica furono trovate, infatti, solo alcuni decenni più tardi. Premesso che montare un processo inquisitorio ad una teoria è comunque sbagliato, il rifiuto della teoria galileiana era più che ragionevole visto stato delle conoscenze del tempo; sia che fosse l’Inquisizione a pronunciarsi, sia che fosse un altro scienziato. I filosofi moderni, inoltre, hanno un certo gusto della provocazione, dovuto all’aura di superiorità di cui si sentono circondati. Non mi stupisco, quindi, del fatto che Feyerabend abbia esposto le sue tesi in modo provocatorio e che il papa, citandolo, abbia pronunciato frasi che qualche professore di fisica ha ritenuto offensive.

In conclusione, ritengo che chiedere al Rettore di annullare l’invito sia stata un’iniziativa non migliore delle tante "ingerenze" della Chiesa nella vita politica italiana. A parte che bisogna vedere di cosa avrebbe parlato il papa… in ogni caso, la sua visita avrebbe potuto essere l’occasione per un nuovo ulteriore dibattito, sereno, sui limiti della scienza e sul ruolo degli scienziati. Sarebbe stato un dibattito alto, pieno di elementi culturali e spunti filosofici di alta levatura: tutti chiaramente opinabili, ma comunque si sarebbero potute mettere in campo posizioni di spessore. Invece no. L’intolleranza ha avuto la meglio, stavolta da parte dei professori di Fisica nei confronti della Chiesa; ripeto, hanno avuto un atteggiamento analogo a quello che la Chiesa ha nei confronti degli omosessuali, purtroppo non c’è stata nessuna differenza. Per un laico come me, mi dispiace che si sia persa un’occasione per dimostrarsi migliori dell’avversario. Altrettanto riprovevole è stato l’atteggiamento degli studenti che hanno appoggiato l’iniziativa, soprattutto da parte di quelli di sinistra. Chi si riempie la bocca di tolleranza, dimentica che ha tolto la possibilità ad un suo collega di assistere in diretta al discorso di un intellettuale di spessore senza la mediazione del mezzo televisivo. A chi dice che il papa compare già abbastanza, e che sarebbe il caso di dare spazio ad altre voci, dico che ha ragione; di contro, gli ricordo che i principi del pensiero laico sono una rielaborazione ed una generalizzazione di quelli cristiani, quindi deve capire che un discorso del papa riguarda anche lui, nonostante sia un concetto difficile da mandare giù per qualcuno.
La cosa più sensata, al massimo, era quello di proporre il boicottaggio dell’incontro, cioè di convincere le persone a non andare ad ascoltare il discorso del papa; se me l’avessero chiesto, sarei stato comunque contrario a tale boicottaggio, ma almeno sarebbe stato un atteggiamento di contestazione democratico e rispettoso della libertà d’espressione.

Alessandro Tucci
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