La lettera dei professori ed il “polpettone mediatico”

Ritorno sulla rinuncia da parte di Joseph Ratzinger al suo intervento a La Sapienza.

Ieri ho posto sullo stesso piano l’atteggiamento dei professori di Fisica e quello degli studenti. Inoltre, ho volutamente glissato sul problema della sovraesposizione mediatica del Papa, visto che s’era fatta una certa ora!! A bocca aperta

Andiamo per ordine:

La lettera dei professori di Fisica

Sono stato troppo frettoloso e poco informato sull’iniziativa dei professori, quindi devo correggere il tiro.
La decisione di invitare il Papa, in realtà è stata presa svariati mesi fa, tra ottobre e novembre. Il 23 Novembre, 67 professori di Fisica consegnano al Rettore una lettera, in cui si dicono contrari alla presenza di QUALSIASI PERSONALITÀ RELIGIOSA (anche il Dalai Lama, parole testuali del professore che ha parlato in televisione) all’inaugurazione dell’anno accademico. Non era quindi una mossa contro il Papa, né contro Joseph Ratzinger, ufficialmente, ma una richiesta di invitare persone più legate al mondo della scienza che a quello della fede. Non dimentichiamo, infatti, che l’inaugurazione dell’anno accademico dovrebbe essere anche il manifesto delle direzioni privilegiate verso cui intraprendere l’attività intellettuale all’interno dell’Ateneo. Il Rettore ha letto la lettera e ricevuto i professori che l’hanno firmata, ma ha ricusato la loro iniziativa: infatti, ha ritenuto sbagliato privarsi dello spessore intellettuale di Joseph Ratzinger. Nelle parole del professore di Fisica, per la maggior parte dei firmatari la questione finiva lì: niente barricate, niente Galileo, niente Feyerabend.

(Il professore ha parlato nella puntata odierna de "L’Italia sul 2", probabilmente può essere rintracciata negli archivi multimediali della Rai)

Invece, la questione non è affatto finita: a suo dire, la lettera è stata diffusa da qualcuno su Internet (qua il professore lancia il sasso e ritira la mano, visto che a mandarla in giro è stato per forza un suo collega!! Sorriso ) ed è andata in mano prima agli studenti e poi ai media. Questi ultimi, fiutando l’affare, hanno dato spazio alla vicenda e l’hanno portata all’attenzione della nazione.
 
E nasce così il polpettone mediatico, tra citazioni fuori contesto e servizi molto poco giornalistici, che si incentrano sull’ammuina anziché sui motivi profondi delle proteste. Diciamo che, da questo punto di vista, i professori di Fisica ci fanno una figura un po’ migliore. La totale chiusura verso le figure del mondo religioso è comunque opinabile (io ad esempio sono contrario, perché dipende sempre dalla persona che si invita e non solo dal suo ruolo "istituzionale"), ma quel tipo di protesta era comunque civile, perché comunque rispettosa del ruolo e delle responsabilità del Rettore.

Il polpettone mediatico

Evvai con l’idillio estatico dell’ammuina, evvai con il godimento libidinoso delle parole al vento!! Ne ho sentite di tutti i colori in televisione, ho sentito Buttiglione citare i "Fuori Lama dall’università" degli anni ’70 e le brigate rosse…. Porca eva Buttiglione, il terrorista sei tu!! Sì, fai terrorismo psicologico, ti sei talmente assopito nel paradiso del riflusso e nella lontananza della gente dalla politica, che quando rivedi persone SGOMITARE per i propri ideali ed avere la visibilità che meritano, fai 4 salti mortali carpiati sulla tua sedia!!
Chi per ignoranza o per malafede associa gli attuali collettivi alle brigate rosse, fa un gravissimo errore o dice coscientemente una grande balla. Il terrorismo oramai è roba di pochi pazzi fuori dal mondo, vedi Lioce e Blefari-Melazzi. Gli attuali collettivi predicano il pacifismo, l’autodeterminazione dei popoli e i diritti delle fasce disagiate della popolazione. Non sono terroristi, non mettono bombe!! Lo dico perché, nonostante la mia moderazione politica, ho contatti con i collettivi a Tor Vergata, conosco le loro iniziative, sono degli idealisti un po’ fomentati, ma non dei guerriglieri. Lo so che i continui scontri compagni e camerati possono far pensare al contrario, ma questi fenomeni vanno fatti rientrare secondo me in una dinamica quasi INFANTILE di estremismo ed intolleranza, comune ad ambo le parti… un po’ come quando da bambini si dice dell’amico rompiscatole che "con quello ci si può fare giusto a mazzate, visto che non ci si può ragionare". Infantilismo, niente massimi sistemi.

Tentativo di fare un po’ d’ordine

Dopo aver sistemato coloro che sparano a zero sui collettivi, vediamo ora di fornire una chiave di lettura.
Secondo me i problemi principali sono due, e ho sentito solo due persone (di numero) coglierli:

  1. La perdita dell’occasione di un confronto di alto livello sul rapporto tra scienza e fede;
  2. La sovraesposizione mediatica del Papa o, più precisamente, la sottoesposizione se non l’ammutolimento di quelle voci più lontane dagli ambienti ufficiali, che aprono gli occhi sulle dinamiche politiche ed economiche che governano la società occidentale.

Inoltre, bisogna tenere conto del sottostrato sociale e culturale in cui si inserisce il problema, che secondo me è il seguente:

  1. C’è un disprezzo aprioristico da parte delle persone anticlericali nei confronti dei principi religiosi dei credenti: non c’è cosa più piacevole per un anticlericale che far cadere in contraddizione chi si professa credente. Da parte dei primi, c’è un senso di superiorità per il fatto di non sentire la necessità di dover seguire una morale solo perché è imposta dall’Alto;
  2. C’è molta chiusura mentale da parte dei credenti più fervidi nei confronti di coloro che non credono. Il fatto di avere accesso ad una verità rivelata riempie anche il credente fervido di un senso di superiorità, insieme alla certezza di potersi affidare ad una morale dettata da Dio, quindi assoluta, giusta e non opinabile. Spesso tale tipo di persona si chiede come facciano atei ed agnostici a non credere realmente in Dio. I più radicali, inoltre, guardano con estremo disprezzo tutti coloro che ostentano contrarietà ai principi del loro credo e, con intenzioni redentorie, cercano di imporre il proprio modello di comportamento, generando un disprezzo di cui al punto 3, eguale e contrario come nel principio di azione e reazione.

Anche qui, come si vede, si prefigurano tutte le condizioni per un improduttivo muro contro muro. Ma non è una novità: da sempre, chi ha idee molto delineate chiama a sé l’avversità del prossimo. Soprattutto, più si ritiene di avere idee le idee chiare, meno si è disposti ad ascoltare l’altro; sono fuori da questo discorso solo poche personalità eccezionali, che sanno far tesoro di tutte le opinioni (rarissime e nobilissime), oppure che sono talmente civili da riuscire ad ascoltare con estrema calma anche le affermazioni più lontane dal loro modo di pensare e poi rispondere con altrettanta pacatezza, dando all’esterno l’IMPRESSIONE di volersi confrontare per migliorarsi (meno nobili ed un po’ meno rare, ma oggi come oggi, ad averne!! Sorriso ).

Comunque, lascio stare il problema della reciproca intolleranza e mi focalizzo sulla prima coppia di punti.

Sul primo non torno, vale ancora quello che ho detto ieri.

Sul secondo è giusto fare un approfondimento, visto che non può essere confinato in una riga.
Coloro che hanno le scatole piene della Chiesa, dicono più o meno questo:

  • Il Papa ha abbondante spazio mediatico, inoltre parla a tutti da San Pietro, per cui, chi vuole ascoltarlo, vada a San Pietro.
  • Alla fine, il Papa è una voce comoda, perché non mette seriamente in discussione il sistema politico e non denuncia le brutture della società capitalistica occidentale. La Chiesa dice di voler aiutare i poveri del mondo, ma pensa più alle sue casse, ai suoi privilegi fiscali e alle sue influenze piuttosto che a mettersi contro i governi capitalisti e neo-coloniali.
  • Coloro che aprono gli occhi sulle dinamiche economiche e politiche del mondo, coloro che sono realmente informati sui motivi dei conflitti e su cosa accade durante le operazioni militari, non hanno spazio, perché sono scomodi.

È difficile dar loro torto, in effetti. Il problema non sta nel fatto che parla il Papa, ma nel fatto che non parlano gli altri. In quest’ottica, le frasi incriminate di Ratzinger sono roba per intellettuali, mentre il vero disagio è questo. Tutti coloro che, in questi giorni, hanno gridato allo scandalo, all’intolleranza e all’atto gravissimo, non vedono o non vogliono vedere il silenzio a cui sono costrette le altre voci.
Di contro, i contestatori dovrebbero capire che per chi vuole ascoltare il Papa, qualunque sia il motivo (accordo con le sue opinioni o occasione di confronto), la possibilità di averlo a pochi metri, in una sala, è qualcosa di irripetibile. Io ci sono stato a San Pietro, da piccolo… la mica vai a sentire il Papa, al massimo vai a vederlo, è fisicamente impossibile capire qualcosa lì. Inoltre, la televisione viene sempre più percepita come un filtro, che non dà accesso a tutta l’informazione che si vorrebbe avere, anche se poi in pochi la spengono e vanno ad informarsi altrove.
Questo problema vale sia per chi condivide Ratzinger, sia per chi lo contesta… avere a disposizione un discorso nella sua interezza, poterlo ascoltare chiaramente, poterlo registrare e risentire, poter riflettere sull’intero sviluppo e non su qualche frase o qualche spezzone sentito al TG, sarebbe stato un ottimo spunto di riflessione. Poi, come al solito, chi non ne voleva sapere poteva sempre dedicarsi ad altro quel giorno, oppure contestare chi gli pareva all’entrata della sala conferenze, ma senza disturbare chi voleva nutrirsi della finezza intellettuale di un teologo e filosofo di alta levatura.

Conclusione

Insomma, ritengo di aver assistito e di assistere ad una fiera degli errori.

  1. Si sbaglia a dare spazio mediatico solo alle voci comode e al dissenso "fisiologico";
  2. Si è sbagliato nel tentare di impedire a persone di varia estrazione culturale e religiosa di ascoltare l’intero discorso di un fine intellettuale.

E Joseph Ratzinger? Ha sbagliato o meno a rinunciare all’invito? Secondo me ha sbagliato e fatto bene in ogni caso:

  1. A sua detta, si è sentito come un invitato a casa di altri, a causa del quale si sarebbero creati problemi in suddetta casa. Motivo nobile per rinunciare, ma ha negato a chi voleva ascoltarlo il gusto di farlo. E credete, c’è una bella differenza tra tenere udienza a San Pietro (come farà) e parlare in un’Università: il suo discorso perderà valenza e respiro, proprio perché il luogo ove verrà tenuto renderà l’uditorio molto meno eterogeneo.
  2. Se fosse andato, potevano succedere due cose. O avrebbe dato una bella dimostrazione di forza, cioè avere il coraggio di parlare e di farsi sentire nonostante il clima ostile, atto nobilissimo qualunque sia il pensiero di chi lo intraprende; oppure sarebbe stato oggetto di contestazioni talmente pesanti da esacerbare il clima e acuire il muro contro muro di cui sopra.

In ogni caso, un’incognita.
In ogni caso, delle ragioni e dei torti.
In ogni caso, segno del malessere generato da una cultura democratica per nulla radicata, sia nelle maggioranze che nelle minoranze.
In ogni caso, un problema di civiltà.

Ad maiora.

Alessandro Tucci

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